Istituto Ramazzini: il cibo basta, ma va reso accessibile

Riportiamo l’articolo di Fiorella Belpoggi, direttrice dell’Area Ricerca, pubblicato sulla rivista dell’Istituto.

di Redazione


La sicurezza alimentare non è solo una questione di capacità di produrre cibo, ma soprattutto di rendere accessibile il cibo. La produzione di cibo globale è più che sufficiente per alimentare la popolazione del globo, il problema è quello di farlo pervenire a coloro che ne hanno bisogno. Il recente documento della Fao sull’agricoltura, di fronte alle sfide del nuovo millennio, ci riporta alla tradizione, all’agricoltura su piccola scala, agli orti dietro casa, ci invita a recuperare modalità e usi di un mondo agricolo che, oltre ad essere parte della nostra storia, può costituire la scelta sostenibile per garantirci un futuro.

Una mole di dati…

In Italia, con un decreto approvato dalla Camera nel dicembre 2018, è stato fatto un importante passo avanti per incentivare l’agricoltura biologica. Quello che ci colpisce è la contrarietà di oltre 400 esperti di diverse discipline, firmatari della lettera che il 9 gennaio scorso è stata indirizzata a tutti i senatori della Repubblica chiedendone il ritiro. Nella lettera degli esperti l’agricoltura biologica e soprattutto quella biodinamica vengono etichettate come “pratiche antiscientifiche”. Anche la senatrice Elena Cattaneo, firmataria della lettera, ha dichiarato che “Il documento […] per la prima volta demolisce la “bella ma impossibile” narrazione del biologico spiegando, dati alla mano, le falle di una comunicazione a senso unico e, a mio parere, ingannevole”.

Evidentemente gli esperti non conoscono l’enorme mole di dati scientifici peer-reviewed attualmente disponibili che mettono in evidenza come l’uso di pesticidi, così come l’uso smodato di farmaci negli allevamenti intensivi, rappresentino un rischio grave per la salute degli esseri viventi, ed in particolare dell’uomo, a livello globale.

Quello che noi oggi sappiamo è che in un ettaro di agricoltura convenzionale vengono usati 396,5 Kg di pesticidi e fertilizzanti di sintesi all’anno. Per ogni chilogrammo di produzione vegetale vengono usati 50g di pesticidi e fertilizzanti di sintesi. Il consumo totale di prodotti di sintesi per l’agricoltura a livello mondiale è di 5.592.382.123 Kg/anno pari a 95.2 Kg a testa.

Questi sono i numeri che conosciamo e bastano a farci comprendere che l’uso della chimica in agricoltura è un problema enorme, che riguarda tutto il pianeta (Food and Agricolture Organization for the United Nations, 2016).

In 50 anni immessi sul mercato 10 milioni di formulati di pesticidi diversi

In 50 anni sono stati messi sul mercato circa 10 milioni di formulati di pesticidi diversi; ogni volta che si procedeva alla registrazione di un nuovo prodotto, gli altri, già sul mercato con le stesse caratteristiche e le stesse indicazioni, non venivano ritirati, anzi, se erano più pericolosi del nuovo formulato, venivano semplicemente esportati nei paesi in via di sviluppo.

Continuando con l’attuale sistema, nel 2050 si saranno accumulati sul mercato ulteriori milioni di formulati obsoleti e pericolosi.

Inoltre, se per i principi attivi è necessaria la registrazione (in Europa il regolamento Reach), la composizione dei formulati fa parte del segreto industriale, quindi non è possibile sapere cosa contengono: non sappiamo a cosa siamo realmente esposti ed è stato dimostrato che gli effetti avversi dei formulati rispetto al principio attivo sono più gravi.

Gli studi di tossicità, oggi come nel passato, vengono eseguiti senza tenere conto delle dosi reali a cui i cittadini sono esposti, quasi sempre la somministrazione avviene solo in età adulta, ignorando la fase prenatale e neonatale della vita, in cui vi è una maggiore suscettibilità; sono state così ignorate gravi conseguenze di esposizioni precoci, come molte malattie degenerative, compreso il cancro, che possono svilupparsi in seguito ad esposizioni nelle prime fasi della vita e svilupparsi solo in tarda età. Gli studi sui pesticidi, così come concepiti finora, sono poco sensibili.

Non tengono conto del fatto che oggi siamo passati dalle esposizioni ad alte dosi nel mondo del lavoro, fra gli addetti alla produzione e all’utilizzo, ad esposizioni ambientali con bassissime dosi dovute a residui oppure a contaminazione, che coinvolgono però tutta la popolazione del pianeta. Le linee guida dell’Oecd oggi in vigore richiedono un aggiornamento sulla base delle più recenti conoscenze scientifiche, poiché oggi è certo che danni neurotossici ed interferenza con il sistema endocrino da parte dei pesticidi si esplicano proprio a dosi molto basse, spesso al di sotto di quelle ritenute sicure e regolate da limiti di legge.

Possiamo con ragionevole certezza affermare che la relazione fra i pesticidi e la salute umana è stata ampiamente indagata e che è stato riscontrato un nesso causale certo fra i danni neurologici per l’infanzia e i rischi cancerogeni (in particolare tumori ematologici) nella popolazione esposta per motivi occupazionali. Anche in Italia, in relazione a tutte le cause di decesso, si sono riscontrati livelli di rischio generalmente più elevati per i lavoratori e le lavoratrici del settore agricolo rispetto agli altri settori, e le cause degli aumenti di rischio sono da ricercare nei profondi cambiamenti che negli ultimi decenni hanno mutato il volto dell’agricoltura, vale a dire l’impiego massiccio e sistematico di sostanze chimiche di sintesi (fungicidi, diserbanti, insetticidi e concimi).

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