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Le emissioni di gas serra prodotte complessivamente dal “sistema cibo” sono il 37% del totale.  Un rapporto UNEP indica come l’adozione di un modello agricolo sostenibile e biologico può contribuire a ridurle

 di Maria Pia Terrosi

Quando si parla di emissioni difficilmente si pensa al cibo. Eppure il sistema cibo – il modo con cui si producono gli alimenti – ha un forte impatto climatico. Secondo un dato dell’Ipcc, l’agricoltura insieme all’uso del suolo e foreste è responsabile di circa il 24% delle emissioni di gas serra. Poco meno di quelle prodotte dal termoelettrico (25%), e superiori alle emissioni generate dal settore industriale (21%) e dai trasporti (14%).

Le emissioni del sistema alimentare

In realtà se analizziamo l’intero “sistema del cibo” il carico emissivo aumenta. Considerando tutte le attività collegate al cibo – la coltivazione, il raccolto, la lavorazione, il packaging, il trasporto, la vendita, il consumo e la gestione dei rifiuti e degli sprechi – si arriva al 37% delle emissioni complessive di gas serra.

Il dato è evidenziato nello studio “Enhancing NDCS for food systems”, pubblicato dal Wwf, dall’Unep e da Climate Focus che individua 16 azioni che i decisori politici dovrebbero intraprendere per invertire la rotta.

“I sistemi alimentari rappresentano un’opportunità di mitigazione trascurata ma con molti vantaggi. Eliminare il consumo eccessivo di carne, migliorare le strutture di stoccaggio e ridurre gli sprechi alimentari fa bene alla nostra salute e migliora la sicurezza alimentare. Con esempi concreti di attività e obiettivi, questo rapporto fornisce una guida ai responsabili politici per integrare i sistemi alimentari nelle loro strategie nazionali sul clima”, ha affermato Charlotte Streck, cofondatrice e direttrice di Climate Focus.

La buona notizia è che si può fare molto. Complessivamente nel mondo adottare misure adeguate nella produzione di cibo riguardanti l’agricoltura, l’allevamento e l’uso del suolo potrebbe tagliare le emissioni annue di gas serra di 7,2 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti all’anno. Come dire che agire sul sistema alimentare può contribuire al 20% delle riduzioni di emissioni necessarie da qui al 2050.

Il ruolo fondamentale dell’agricoltura biologica

In questo contesto è fondamentale il contributo dell’agricoltura biologica. Se in Europa il 20% dei terreni agricoli venisse coltivato con metodi bio si eviterebbe l’immissione in atmosfera di 92 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno. Più di quelle prodotte dall’Austria. Un’impresa difficile ma non impossibile: la media nella Ue di terreni bio è attualmente pari al 7,5%.

I suoli coltivati secondo metodi biologici sono in grado di immagazzinare grandi quantità di carbonio (tra 0,3 e 0,6 tonnellate l’ettaro ogni anno) riducendo così la concentrazione di CO2 in atmosfera.  Inoltre la coltivazione biologica necessita di minore energia, in media il 30% in meno per unità di prodotto. Quindi: meno energia consumata, meno emissioni.

Contenere gli  sprechi alimentari e cambiare dieta

Allo stesso modo, contenere lo spreco di cibo e migliorare la gestione degli scarti alimentari potrebbe tagliare le emissioni di 4,5 Gt CO2 all’anno. Molto possono fare anche i consumatori. Diete più sostenibili con una percentuale maggiore di alimenti di origine vegetale rispetto a quelli di origine animale, oltre a essere più salutari, potrebbero evitare emissioni fino a 8 Gt CO2.

Solo queste due azioni insieme rappresentano 12,5 Gt di CO2 in meno. Equivalgono a togliere 2,7 miliardi di automobili dalla strada.

 

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