La senatrice Elena Cattaneo all’attacco del bio (e di Cambia la Terra)

Prima il biodinamico (stregoneria!), ora anche il biologico che – udite udite – inquinerebbe più dell’agricoltura che utilizza glifosato, clorpyrifos, metolaclor, triciclazolo, oxadiazon, terbutilazina solo per citare alcune delle centinaia di sostanze che vengono sparse sui campi in cui si utilizza la chimica di sintesi.

Questo il pensiero della senatrice a vita Elena Cattaneo, un’importante studiosa di cellule staminali e altre cose importanti.

La senatrice Elena Cattaneo, va detto, negli ultimi anni ha intrapreso una crociata frontale contro l’agricoltura biologica, arrivata al suo acme con un articolo sul Messaggero del 27 novembre in cui attacca frontalmente il progetto Cambia la Terra e arriva a dichiarare che “i campi coltivati a biologico possono inquinare il terreno con un metallo pesante più tossico del glifosato” e che occorre “squarciare il velo d’ignoranza”, diffuso naturalmente dal nostro sito, per “demistificare una realtà avulsa dalle conoscenze e dalle pratiche agricole”. Pratiche, va sottolineato, che evidentemente la ricercatrice conosce benissimo, anche se non riusciamo a immaginare come e dove abbia approfondito questa conoscenza.

Diciamo che ognuno ha il diritto costituzionale di pensarla come gli pare, anche di sostenere che non facciano poi davvero male sostanze classificate da tutti gli organismi scientifici (EPA statunitense, EFSA, ECHA, Istituto Superiore di Sanità, ISPRA, Università di tutto il mondo, tutte le pubblicazioni scientifiche ecc) come tossiche e dannose per l’organismo umano e devastanti per l’ambiente. E che l’unico problema è il rame, sostanza utilizzata con restrizioni dall’agricoltura biologica e invece senza nessuna restrizione dall’agricoltura convenzionale, in aggiunta a tutti gli altri numerosi formulati di sintesi che si spargono sui campi.

Tutto può essere detto, al bar, a cena tra amici, anche pubblicamente. Ma si può utilizzare la propria posizione di ricercatore (in altri settori) o la propria carica istituzionale, l’influenza che si ha sui giornali per diffondere informazioni sbagliate su un settore produttivo che – secondo quanto dicono tutte le istituzioni internazionali (oltre che gli enti di ricerca) – è l’unico che possa abbattere il carico di inquinamento provocato dall’attività agricola sull’ambiente e sulla nostra stessa salute? Un ricercatore, uno scienziato, può davvero intraprendere una crociata che è di fatto antiscientifica? E giornali come il Messaggero possono (a differenza di altri) dare spazio solo al punto di vista dell’eminente ricercatrice sulle staminali senza dar spazio alle repliche? Sarebbe come se – a rappresentare tutta la ricerca climatica – si chiamasse in causa quella ristretta minoranza di uno ‘zero virgola qualcosa’ di scienziati che ancora affermano che l’effetto serra è una balla o una normale oscillazione ciclica e non il prodotto dell’uso di combustibili fossili (tra l’altro, la sola agricoltura è responsabile dell’11% delle emissioni di gas di serra, grazie all’uso di sostanze chimiche di sintesi, alla desertificazione dei suoli prodotte da pratiche agricole insostenibili). E invece è andata proprio così, e alla risposta di Maria Grazia Mammuccini, portavoce di Cambia la Terra, il Messaggero ha riservato – in barba a tutte le regole del giornalismo e alle stesse assicurazioni date – lo spazio delle lettere. Non pari dignità: da una parte l’esimia senatrice, che su biologico e agricoltura forse non ha le competenze necessarie, dall’altra una coalizione di associazioni e ricercatori (quelli che fanno parte del nostro comitato dei garanti), che si rifanno alle ricerche internazionali e nazionali e alle stesse posizioni ripetutamente espresse dall’Unione Europea, dalla FAO, dai governi nazionali.

È proprio la vecchia scienza, o meglio la vecchia economia che non si curava appunto di sostenibilità, di salute e di ambiente, a parlare per bocca della signora Cattaneo. Come ha scritto Michele Serra su Repubblica, in un ‘botta e risposta’ con la senatrice che si era appena esaurito prima della pubblicazione dell’ennesimo attacco via Messaggero, “se un’eminente scienziata come Elena Cattaneo, nel suo intervento di ieri, sceglie come obiettivo ‘il jet-set del biologico’ e ‘la narrazione glamour di chi non ha mai sofferto la fame’; se mette nello stesso sacco, forse per convenienza polemica, biologico e biodinamico, entrambi dediti a ‘pratiche esoteriche’; se imputa a imprecisati avversari l’idea che ‘la chimica tout court fa male alla salute’, concedendo una sproporzionata importanza alla sortita di qualche babbeo e/o fanatico; se afferma (su D del 21 di luglio) che ‘il biologico fa bene, di sicuro, a chi lo produce’, inquadrando il fenomeno, come in altre occasioni, in una cornice furbamente speculativa; beh, vuol dire che siamo ancora molto lontani da quel  ‘dibattito nuovo, finalmente basato su dati e fatti scientifici verificati e su un approccio non ideologico’ che la senatrice auspica in chiusura del suo intervento. E siamo molto vicini alla caricatura di un nemico”. Le crociate, in verità, dovrebbero essere attività riservate a chi crede in maniera acritica, ai fanatici, agli ordini religiosi militari, ai mercanti senza scrupoli, ai sovrani opportunisti. Non agli scienziati.

 

 

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