Rese, principi e sostenibilità, Claudia Sorlini risponde alle critiche sul biologico

Intervistata dal Sole 24 Ore, ecco una sintesi del suo pensiero


Professoressa Sorlini, chi riunisce esattamente il “Gruppo di docenti per la Libertà della Scienza”? 

Il gruppo è composto, oltre che da me, da altri 5 colleghi delle università italiane che hanno maturato una lunga esperienza nel campo della ricerca e della didattica, alcuni con responsabilità attuale o pregressa di gestione di facoltà e centri di ricerca, altri anche con incarichi in organismi nazionali e internazionali. Nessuno di noi fa parte dei movimenti No Vax e No Tav, né è membro di associazioni dell’agricoltura biologica o di quella biodinamica. Non abbiamo nessuna intenzione di mettere i diversi modelli di agricoltura uno contro l’altro, perché tutti cercano di migliorare le produzioni e di renderle più sostenibili sul piano ambientale. Ma è anche innegabile che il modello di agricoltura biologica, così come codificato e normato dalla legislazione europea e italiana, è quello che presta più attenzione alla sostenibilità ambientale e sociale e alla qualità dei prodotti alimentari.

È vero, come sostiene la sentarice Cattaneo, che il biologico ha meno resa del convenzionale, quindi non è sostenibile?

È un critica corretta, quella della minor produttività del biologico, che nessuno di noi ha mai negato. Il biologico produce mediamente di meno del convenzionale: dall’ 8 al 25% secondo un lavoro pubblicato da Nature. È però profondamente scorretto sostenere anche che la minor resa renda insostenibile l’agricoltura biologica. Oggi tutto il mondo sta discutendo e in parte mobilitandosi per uno sviluppo sostenibile sul piano economico, ambientale e sociale, comprese le grandi istituzioni: le Nazione Unite con l’agenda 2030 “Obiettivi per lo sviluppo sostenibile”, la futura Politica Agricola Comune, e anche l’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco. La sostenibilità in agricoltura non va misurata solo sulle rese, ma anche sulla capacità di aumentare la sostanza organica e la fertilità biologica dei suoli, di conservare la biodiversità, di ridurre l’uso dei prodotti agrochimici. In questo modo si contrasta anche l’erosione dei suoli che all’Europa costa 1,25 miliardi di euro di cui 619 dell’Italia, il paese più colpito.

Stiamo producendo più cibo di quanto sia necessario per sostentare tutta l’umanità, ma ancora 825 milioni di persone soffrono la fame, mentre si perde, anche per spreco, il 30% del cibo prodotto, come denunciato dalla Fao. Il problema di fondo sta nelle modalità di ridistribuzione delle risorse alimentari.

È d’accordo con chi sostiene che il biologico non ha qualità superiore, ma è solo più caro?

I dati sono contrastanti. La superiorità nutrizionale del biologico potrebbe essere limitata ad alcune componenti, come pubblicato dalla rivista Environmental Health nel 2017: un contenuto lievemente superiore di composti fenolici nella frutta e verdure, minor quantità di cadmio nei cereali, una più alta concentrazione di acidi grassi omega-3 nei latticini. Comunque il solo fatto di non contenere o contenere in concentrazione molto bassa residui di fitosanitari ne decreta automaticamente una qualità aggiuntiva.

Il biologico fa uso fa uso di fitofarmaci?

Il numero di principi attivi e di prodotti disponibili in commercio è elevatissimo. Di questi solo una quota fra quelli ritenuti meno impattanti e normati nei disciplinari possono essere utilizzati dall’agricoltura biologica, per la quale sono assolutamente vietati diserbanti e fumiganti del terreno e non sono ammessi fitosanitari sistemici (cioè che possono venire assorbiti da radici e foglie e distribuiti negli organi della pianta), ma solo prodotti di contatto. Dei numerosi prodotti fitosanitari più frequentemente riscontrati sia nelle acque superficiali che in quelle profonde, non c’è traccia alcuna dei prodotti consentiti all’uso per l’agricoltura biologica.

Condivide il Ddl 998 in tema di agricoltura biologica?

È una buona legge che recepisce le indicazioni che provengono dalle grandi istituzioni, che si pone nell’ottica di guardare al futuro e che intercetta istanze e bisogni di una parte crescente della popolazione. Riteniamo molto positivo l’impegno di incrementare le ricerche e mettere a disposizione di questa agricoltura tecniche e strumenti di gestione più avanzati, anche per migliorare la produttività e ridurre i costi

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