Interferenti endocrini: la legislazione Ue all’esame di Bruxelles

La Commissione vuole tener fede all’impegno assunto durante il lavoro con gli Stati membri sui criteri per l’identificazione degli interferenti endocrini nei pesticidi e biocidi. Anche per rispondere alle preoccupazioni espresse dal Parlamento europeo e dal Consiglio Ue

di Maria Pia Terrosi


Sugli interferenti endocrini la Commissione Ue ribadisce la volontà di fare le cose sul serio, ovvero proteggere cittadini e ambiente dai rischi connessi alla presenza di queste sostanze chimiche. Questo il senso della comunicazione adottata il 7 novembre scorso dalla Commissione. Anche per tener fede all’impegno assunto l’anno scorso, durante il lavoro con gli Stati membri sui criteri per l’identificazione degli interferenti endocrini – EDC, Endocrine Disrupting Chemicals – nei pesticidi e biocidi, e rispondere alle preoccupazioni espresse dal Parlamento europeo e dal Consiglio Ue.

Nella Comunicazione sono ribaditi gli obiettivi della strategia comunitaria sugli EDC che  continuerà a basarsi sulla scienza e sull’applicazione del  principio di precauzione. Tra questi obiettivi ci sono: ridurre al minimo l’esposizione complessiva agli interferenti endocrini con particolare attenzione alla gravidanza e alla pubertà; accelerare lo sviluppo di una solida base di ricerca al servizio di processi decisionali efficaci utilizzando le ricerche disponibili.  Prestando però particolare attenzione ai settori che presentano lacune delle conoscenze.

La Commissione per la prima volta esaminerà complessivamente la legislazione applicabile agli interferenti endocrini, mediante un controllo dell’adeguatezza utilizzando i dati già raccolti e analizzati. Questo controllo (fitness check) servirà a verificare se il sistema legislativo comunitario realizzi davvero gli obiettivi di protezione della salute umana e dell’ambiente.

La comunicazione adottata oggi indica le iniziative attualmente all’esame della Commissione per garantire che l’attuazione delle politiche esistenti in materia di EDC realizzi il loro potenziale. Come l’identificazione degli interferenti endocrini; il miglioramento della comunicazione lungo le catene di approvvigionamento con l’utilizzo delle schede di dati di sicurezza stabilite dal regolamento REACH; il maggiore ricorso alla valutazione scientifica degli interferenti endocrini tramite ulteriori misure di regolamentazione.

Relativamente alla presenza degli EDC resta infatti un punto da chiarire. Lo scorso giugno, la Commissione Ue ha vietato di immettere sul mercato biocidi (insetticidi, disinfettanti e detergenti, appunto) contenenti EDC. In questi prodotti è sufficiente la mera presenza, indipendentemente dalla quantità, di interferenti endocrini per far scattare la messa al bando.

Diverso l’approccio dell’Europa per cosmetici, giocattoli, materiali a contatto con alimenti: nel caso contengano EDC la legislazione prevede restrizioni caso per caso, introducendo una sorta di effetto soglia di tollerabilità.

Al momento sono riconosciute come EDC circa 1.000 sostanze chimiche in grado di alterare le funzioni del sistema endocrino interferendo con la capacità delle cellule di comunicare tra loro attraverso gli ormoni. In questo modo – anche a dosi molto basse – si possono provocare diabete e obesità, deficit riproduttivi e di sviluppo, disturbi neuro-comportamentali e tumori ormono-dipendenti. Non solo: agendo anche sulle cellule germinali gli EDC possono indurre alterazioni che si trasmettono alle generazioni successive.

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