Più di 11.000 cause contro Bayer per il glifosato

L’azienda tedesca ha presentato il bilancio relativo al 2018 che evidenzia un calo dell’utile netto del 76,9% e mette in mostra i dati sulle querele ricevute a causa del glifosato, correlate all’acquisizione di Monsanto.


Il colosso chimico farmaceutico tedesco Bayer è in perdita nel quarto trimestre del 2018, gravato anche dall’acquisizione di Monsanto, l’azienda specializzata nella produzione di sostanze chimiche destinate anche al comparto agrario. La Bayer, con la pubblicazione del bilancio, ha annunciato un aumento del 4,7% dei costi legati alle spese legali e alle sentenze relative al glifosato. Infatti, sono ben 11.200 le querele nei soli Stati Uniti a titolo di risarcimento per i danni da esposizione al glifosato. L’azienda tedesca chiude il 2018 con un utile netto in calo del 76,9%, sul quale pesano le pesanti svalutazioni dovute all’acquisto di Monsanto (pari a circa 3,3 miliardi).

Il caso Johnson

L’attenzione al glifosato, e ai danni da esso provocati, è stata ancor più evidente in seguito al cosiddetto caso Johnson, il giardiniere californiano ammalatosi di cancro al quale una storica sentenza ha riconosciuto un risarcimento record da 78 milioni di dollari, giudizio che ha considerato Monsanto colpevole per i danni dovuti alla pesante esposizione di Johnson ad un diserbante a base di glifosato.

I dati relativi alle cause legali, resi noti con la pubblicazione del bilancio, dimostrano un aumento esponenziale del numero delle citazioni in giudizio: alla fine del 2018 Bayer annunciò di essere a conoscenza di 9.300 querele per cause relative all’erbicida, diventate più di 11.000 nel giro di tre mesi, con un significativo aumento del 20%. Sette nuovi casi stanno per approdare nelle aule di giustizia statunitensi, di cui uno proprio in questa settimana.

Mentre il caso Johnson ha fatto scuola a livello di un singolo Stato, quello della California, ci sono vari processi che stanno iniziando nei singoli distretti. L’ultimo è il caso di un altro giardiniere, Edwin Hardeman, che ha usato prodotti a base di glifosato durante i decenni trascorsi a irrorare giardini. Secondo la stampa statunitense, il caso Hardeman è considerato il perno centrale di un altro centinaio di processi e, pur non trattandosi di un’azione collettiva, il sistema legale americano prevede il continuo collegamento dottrinale e giurisprudenziale tra singoli giudizi e singole sentenze.

E mentre l’azienda tedesca ha già predisposto il ricorso contro il risarcimento record da 78 milioni di dollari del caso Johnson e si dice convinta nel difendere “questo importante e sicuro erbicida”, cresce sempre di più l’attenzione nei confronti del glifosato, messo sotto indagine in Europa e in particolare in Francia, dove è stato messo al bando un prodotto contenente glifosato.

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