Glifosato: è battaglia in Francia e Germania

Parigi ribadisce l’impegno del governo di eliminare il glifosato entro 2020, anche “se non è un obbligo”. A Berlino il ministro per l’Ambiente chiede una data vincolante per la sua messa al bando. Irritando il collega dell’Agricoltura

di Goffredo Galeazzi


La Francia, in prima linea per l’eliminazione del glifosato a un ritmo più rapido rispetto alla Ue, frena. La Germania, che in sede Ue ha votato per prolungare di cinque anni la vendita del glifosato, invece vuole accelerare, nonostante qualche malumore interno al governo federale.

La Francia, pur avendo aggiornato il piano Ecophyto che mira a ridurre drasticamente entro il 2025 l’uso di pesticidi, non ha ottenuto molti risultati.  Anzi, il loro consumo continua a crescere. Parlando alla conferenza annuale della rete Dephy, che supporta 30.000 aziende agricole nel ridurre l’uso di pesticidi, il ministro dell’Agricoltura Didier Guillaume ha riconosciuto che “l’uso dei pesticidi non è ancora diminuito in Francia. Dobbiamo fare ulteriori progressi, non possiamo andare avanti così, facendo piani Ecophyto senza ottenere risultati”.

L’uso è cresciuto del 12%

Infatti, nonostante il lancio del primo piano Ecophyto nel 2008, tra il 2014 e il 2016, l’uso di prodotti fitosanitari è cresciuto complessivamente del 12%. Nel 2017, nonostante un aggiornamento del piano Ecophyto, l’uso di pesticidi è ancora aumentato, anche se solo dello 0,3%. Questa tendenza, ha aggiunto il ministro, “è contraria all’obiettivo di ridurre la quantità di pesticidi utilizzati nell’agricoltura francese del 25% entro il 2020 rispetto al 2008 e del 50% entro il 2025”. Il ministro ha ribadito l’impegno del governo di eliminare il glifosato entro il 2020, anche “se non è un obbligo”. Qualche settimana prima, Guillaume aveva detto che eliminare subito il glifosato metterebbe fuori mercato un certo numero di agricoltori.

Il governo sta pensando comunque di incrementare la tassazione per i prodotti fitosanitari più pericolosi. In particolare intende aumentare il prelievo fiscale sull’utilizzo del glifosato del 50%, un euro in più per chilogrammo. La tassa finanzierà, ha detto nel corso di un’audizione parlamentare François de Rugy, ministro per la Transizione ecologica, lo sviluppo dell’agricoltura biologica, con investimenti “fino a 50 milioni di euro all’anno, oltre ai 71 milioni di euro dedicati al programma Ecophyto”.

Una data limite per lo stop

In Germania il ministro per l’Ambiente Svenja Schulze (SPD) chiede di eliminare progressivamente il glifosato cominciando dalle aree sensibili come laghi e fiumi e indicando con chiarezza una data limite oltre la quale sarà proibito. Inoltre propone di creare zone prive di pesticidi. Per il suo collega all’Agricoltura Julia Klöckner (CDU) invece c’è già un accordo generale sull’obiettivo di ridurre l’uso del glifosato. Non aiuta “rimettere in discussione le responsabilità dei singoli ministeri che sono già regolamentate”, ha affermato Klöckner, criticando le dichiarazioni del ministro dell’Ambiente. Klöckner ha presentato un documento sui problemi chiave per ridurre gli erbicidi, in base al quale ai privati ​​non è più permesso spruzzare glifosato. E agli agricoltori è permesso solo in determinate condizioni. Negli ultimi cinque anni, l’uso del glifosato è stato ridotto di un terzo, ha sottolineato il ministro.

La discussione sul controverso glifosato non accenna comunque a placarsi. Il glifosato distrugge le piante e gli ambienti naturali di molte specie di insetti e uccelli, ha dichiarato Maria Krautzberger, presidente dell’Agenzia tedesca per l’ambiente (UBA). Una valutazione non condivisa, e non potrebbe essere diversamente, da Bayer che a giugno ha rilevato la Monsanto, produttrice del glifosato. E ora si trova ad affrontare numerose cause legali negli Stati Uniti in merito a presunti rischi di cancro. “Il dibattito sul glifosato in Germania è mosso da interessi politici piuttosto che da solide prove scientifiche”, ha detto a Tagesspiegel Helmut Schramm, a.d. di Bayer Deutschland.

 

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