Agricoltura: lo stretto legame tra sfruttamento e Covid

Perché in Usa i lavoratori agricoli meno tutelati (ed esposti ai pesticidi) hanno dalle 3 alle 5 volte più probabilità di ammalarsi di Covid 19

di Maria Pia Terrosi


Essenziali ma non protetti. Si potrebbe riassumere così lo status dei lavoratori agricoli in alcuni contesti al tempo di Covid. Parliamo di quella parte di lavoratori, considerati indispensabili per assicurare gli approvvigionamenti di cibo ma al tempo stesso privi di tutele. Spesso vittime del caporalato, sottopagati ed esposti costantemente a sostanze pericolose per la loro salute come i pesticidi. Sono persone che  vivono condizioni di lavoro in cui le famose regole anti contagio –  lavarsi spesso le mani, mantenere le distanze di sicurezza tra persone,  evitare gli assembramenti –  diventano impraticabili, se non surreali. Un copione che conosciamo bene in Italia e si replica in molte parti del mondo.

In California uno studio dell’università di Los Angeles ha provato a mettere in relazione condizioni di lavoro e rischio di contagio da coronavirus. Partendo da un dato: tra i braccianti agricoli latinoamericani residenti in California –  i più sfruttati – la mortalità da Covid è risultata cinque volte  superiore alla media. Sotto accusa le condizioni di lavoro: ovvero lo scarso utilizzo dei presidi di protezione, la difficoltà nel rispettare le norme anti contagio e l’insufficiente condivisione di informazioni importanti. Ad aumentare il rischio di infettarsi anche le condizioni di estremo affollamento in cui vive il 70% dei lavoratori agricoli in California.

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La vita di molti di questi braccianti – e come il virus abbia ancor più peggiorato le loro condizioni e i rischi per la loro salute – è stata raccontata da un video documentario di Pbs Frontline:Hidden Toll”. “Può succedere che qualche lavoratore si ammali e l’azienda non lo comunichi neppure. Così, vista la contagiosità del coronavirus e le condizioni di estrema vicinanza durante il lavoro, il rischio è che si ammalino molte altre persone”, ha confidato Hernandex, uno di questi lavoratori.

Situazione simile in Florida.  Qui un’inchiesta curata dal Washington Post ha raccolto le esperienze della comunità di lavoratori guatemaltechi di Palm Beach – 80 mila persone – che  tradizionalmente si occupa dei giardini delle residenze cittadine. In questo caso al 30% dei lavoratori guatemaltechi è stato diagnosticato il Covid, una percentuale tripla rispetto alla media dello Stato della Florida.

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Alfredo, uno di questi lavoratori ha confidato al Washington Post di aver dovuto continuare a lavorare anche in piena pandemia e senza modificare le proprie abitudini . Ovvero condividendo i trasporti gomito a gomito e lavorando vicino agli altri braccianti. “A giugno eravamo praticamente tutti malati e abbiamo portato il virus alle nostre famiglie”, ha detto.

Questi lavoratori – si legge nell’articolo del Post – per andare avanti vivono in appartamenti super affollati dove devono  condividere lo spazio con più famiglie. Anche lo spostamento da e verso i luoghi di lavoro richiede che i lavoratori siedano vicini gli uni agli altri, rendendo impossibile il distanziamento sociale.

A tutto ciò si aggiungono le conseguenze sulla salute dei braccianti determinate dall’esposizione ai pesticidi. Un’esposizione che, indebolendo il sistema immunitario e respiratorio, rischia di renderli meno resistenti al contagio da coronavirus.

 

 

 

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