Sui residui di pesticidi la valutazione Efsa lascia molti dubbi

Per le associazioni ambientaliste e del biologico il rapporto è un maldestro tentativo di assoluzione dei pesticidi e dell’attuale modello di agricoltura non più sostenibile

di Maria Pia Terrosi


Inferiore alla soglia seppur con diversi gradi di certezza. A questa “rassicurante” conclusione è arrivata l’Efsa (l’Agenzia  europea sulla sicurezza alimentare) sul rischio per la salute umana legato alla presenza di più pesticidi negli alimenti. In pratica secondo il rapporto “Cumulative dietary risk characterisation of pesticides that have chronic effects on the thyroid” riguardante i  risultati ottenuti in due studi pilota, l’esposizione cumulativa a multiresiduo di pesticidi per via alimentare non ha  conseguenze negative sulla tiroide e sul sistema nervoso centrale.

Lo studio affronta un problema di cruciale importanza per la salute pubblica, quello del rischio cumulativo. Un rischio essenziale per valutare l’effettiva pericolosità derivante dalla presenza di più pesticidi nel cibo che mangiamo visto che – come ha dichiarato la stessa Efsa in un’indagine del 2018 – il 40.6% degli alimenti contiene uno o più residui di pesticidi. Non solo. In base agli ultimi controlli eseguiti in Italia, il multiresiduo è in aumento: sono presenti vari pesticidi nel 40% dei campioni di frutta e nel 15% delle verdure, con un massimo di 9 diversi pesticidi nelle fragole e 6 nell’uva da tavola.

I risultati proposti dall’Efsa hanno sollevato parecchi dubbi in numerose associazioni ambientaliste e del biologico (ISDE, WWF, Legambiente, FederBio, Slow Food, Apab, Aiab, Lipu e Pro Naturaril) che hanno definito il report un grande “castello di carta” le cui rassicuranti conclusioni non possono essere in alcun modo condivise. Questa analisi – scrivono in un comunicato – appare come un esercizio di tipo matematico-statistico  fine a se stesso, costruito su un modello gravemente lacunoso, in cui si è ricercato solo quello che a priori era prevedibile non trovare, senza invece indagare su ciò che la comunità scientifica da tempo segnala.

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Rapporto Efsa, molti i dubbi sul modello di studio

Molte infatti sono le criticità sia di ordine generale che metodologico statistico rilevate dalle associazioni. Tra queste la stessa scelta del modello di studio che appare inadeguato. “Per la valutazione dell’effetto cronico da pesticidi”, precisano le associazioni, “uno studio retrospettivo non è la scelta migliore. Sarebbe stato più appropriato uno studio esposti/non esposti (considerando sia l’esposizione ambientale che alimentare), in cui l’esposizione per via alimentare non fosse solo stimata in via teorica con complessi calcoli, ma direttamente misurata tramite indagini di biomonitoraggio, ad esempio sulle urine. O in alternativa uno studio prospettico, in cui gruppi di persone vengono identificate prima che mostrino qualsiasi segno della malattia e vengono seguiti nel corso del tempo”.  Altra criticità sta nel presupposto assunto nello studio: che i pesticidi agiscano solo in maniera additiva, trascurando i possibili effetti sinergici o antagonisti.

Un’ulteriore grave lacuna evidenziata dall’Isde, Associazione Medici per l’Ambiente, riguarda il fatto che  per la tiroide sono state considerate solo alcune patologie (ipotiroidismo, ipertrofia a cellule C, iperplasia) e non è stata valutata l’azione sul neurosviluppo esercitata dalla tiroide, azione di assoluta importanza per il corretto e fisiologico sviluppo del cervello. Inoltre si è considerata una esposizione di soli tre anni, del tutto inadeguata per valutare effetti a lungo termine.

Perplessità infine nella valutazione sulle conseguenze per il sistema nervoso centrale. Il report  Efsa si è limitato a studiare due effetti acuti tipici di una esposizione acuta, quale quella derivante da intossicazioni. Mentre oggetto delle maggiori preoccupazioni sono gli effetti a lungo termine prodotti da dosi minimali di pesticidi.

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Complessivamente lo studio  – precisa l’Isde, in un documento di analisi del rapporto Efsa – tiene conto della sola esposizione per via alimentare quando ormai nella comunità scientifica è  condiviso ed accettato il concetto di esposoma per intendere il complesso delle esposizioni chimiche e fisiche cui l’individuo è esposto ancor prima di nascere.

Associazioni: da Efsa maldestra assoluzione dei pesticidi

Alla luce di tutto ciò – denunciano le associazioni ambientaliste e del biologico – le valutazioni di Efsa suonano come un tentativo maldestro di assoluzione dei pesticidi e dell’attuale modello agricolo dipendente dalle sostanze chimiche di sintesi e ormai universalmente riconosciuto come fallito. Mentre invece sono decine gli studi clinici che concretamente dimostrano i vantaggi per la salute derivanti da una alimentazione biologica. Che è priva di pesticidi e in grado di ridurre il rischio di sviluppare numerose patologie tra cui infertilità, malformazioni, allergie, otite media, ipertensione in gravidanza, sindrome metabolica, elevato indice di massa corporea, linfomi non Hodgkin.

“E’ inaccettabile che una agenzia sovranazionale, pagata con fondi pubblici e il cui mandato è finalizzato alla sicurezza alimentare produca report di tale complessità da risultare pressoché incomprensibili al cittadino che volesse orientare le proprie scelte alimentari e a cui però si forniscono rassicurazioni del tutto improprie, parziali e fuorvianti”, scrivono le associazioni. “Una buona occasione persa per recuperare credibilità e riconquistare la fiducia dei cittadini europei, valori già pesantemente offuscati dalla vicenda glifosate e dai pesanti conflitti d’interesse che hanno caratterizzato il percorso autorizzativo dell’erbicida per il suo utilizzo fino al 2022”.

 

Di questo tema ne abbiamo parlato anche durante una diretta Facebook
andata in onda il 18 maggio.

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