Carente il sistema di autorizzazione dei pesticidi in Europa

“La procedura di valutazione del rischio è spesso erroneamente applicata o obsoleta perché basata su vecchie metodologie”. Una denuncia contenuta nel Libro bianco di Pan Europe

di Goffredo Galeazzi


Le sostanze pericolose contenute nei pesticidi possono continuare ad avere un impatto negativo sull’ambiente e sulla salute umana in mancanza di adeguate misure di sicurezza in tutta l’Ue. Lo evidenzia un nuovo Libro bianco, coordinato da Pesticide Action Network (PAN) Europe e prodotto da un gruppo di 24 esperti del settore.

Il documento identifica diverse carenze nella valutazione della sicurezza dei pesticidi in Europa. Un difetto che può portare all’uso di sostanze pericolose in spazi aperti, con conseguenze pericolose per la salute umana e per l’ambiente. L’analisi propone soluzioni concrete su come migliorare la valutazione del rischio dei pesticidi in Europa, in linea con i requisiti obbligatori del diritto dell’Ue.

Il Libro bianco intende offrire un contributo alla valutazione in corso della legislazione dell’Ue sui pesticidi, proponendo un livello più elevato di protezione dai pesticidi. Punta anche a promuovere lo sviluppo e l’implementazione di pratiche alternative sostenibili, non chimiche, nel sistema di produzione alimentare.

Il regolamento Ue

Il regolamento europeo sui pesticidi (CE) n. 1107/2009 è già basato sul principio di precauzione. E mira a garantire che le sostanze o i prodotti fitosanitari immessi sul mercato non abbiano effetti negativi sulla salute umana o animale o sull’ambiente. Tuttavia “l’attuale modello di valutazione del rischio che determina l’approvazione dei pesticidi nell’Ue è problematico”. Perché “non riesce a impedire l’uso di sostanze chimiche dannose nella produzione dei nostri alimenti”, sottolinea il documento.

In gran parte la colpa, sottolineano gli autori, ricade sull’industria agrochimica. “L’industria sta dominando il processo di valutazione a tutti i livelli, test, metodologia, lobby, comunicazione e cause giudiziarie. E’ arrivato il momento di riformare l’intero processo”, dice Hans Muilerman, addetto chimico all’advocacy gruppo PAN Europe.

Insufficienti le valutazioni sulla sicurezza

Il documento elenca 18 settori in cui le valutazioni sulla sicurezza dei pesticidi all’interno dell’Ue sono insufficienti. Un elemento particolarmente critico è legato alla procedura di valutazione del rischio: è spesso erroneamente applicata o obsoleta perché basata su vecchie metodologie, sottolineano gli autori. Inoltre non tiene conto delle prove delle recenti scoperte scientifiche, il che significa che spesso i prodotti chimici pericolosi continuano ad essere autorizzati e ad essere utilizzati.

“Le autorità di regolamentazione dichiarano ripetutamente di aver usato un approccio scientifico”, afferma Peter Clausing, un tossicologo coautore del documento. “Il Libro bianco rivela lacune e punti deboli significativi riguardo alla documentazione scientifica che le autorità usano per la loro valutazione del rischio e formula proposte per miglioramenti sostanziali”.

Nuovo approccio scientifico

Gli esperti chiedono un nuovo approccio scientifico. “Nell’ultimo decennio ci sono stati importanti progressi nella nostra conoscenza sulle procedure di esame delle prove scientifiche dei rischi per la salute derivanti dalle sostanze chimiche”, afferma il ricercatore Paul Whaley del Lancaster Environment Center. “Questi progressi devono riflettersi nella valutazione del rischio dei pesticidi se vogliamo una regolamentazione equa, trasparente ed efficace che protegga la salute e riduca al minimo l’impatto ambientale dell’agricoltura.

“Se l’Ue vuole che le politiche sui pesticidi abbiano credibilità scientifica e legittimità democratica, deve garantire una valutazione corretta dei rischi dei prodotti commerciali, piuttosto che limitarsi alla valutazione del solo ingrediente attivo”, sottolinea il professor Erik Millstone dell’Università del Sussex, coautore del Libro bianco. “Deve inoltre garantire che le incertezze siano pienamente riconosciute e che il principio di precauzione sia applicato in modo coerente, non in modo opportunistico”.

 

 

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