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Il Biologico in Italia

Ma senza chimica si può?

Vanno sfatati anche i pregiudizi sul fatto che per sfamare la popolazione mondiale sia necessario fare ricorso all’agricoltura chimica. Oggi il problema non è aumentare la produzione agricola ma produrre in maniera sostenibile.

Perché dire no ai pesticidi

Numerose pubblicazioni scientifiche, studi tossicologici ed epidemiologici dimostrano la tossicità di molte sostanze impiegate in agricoltura e la loro pericolosità per la salute umana.
I prodotti fitosanitari (o pesticidi, nell’accezione anglosassone) si sono rivelati assai più pericolosi di quanto fosse stato inizialmente previsto, sia per gli equilibri eco-sistemici sia per la salute umana.
Mentre per decenni ci si era concentrati sugli effetti tossici di queste sostanze nei soggetti ad esse direttamente esposti per motivi occupazionali, la preoccupazione di scienziati e medici di tutto il mondo si è progressivamente spostata sulla popolazione generale e soprattutto sugli organismi in via di sviluppo, notoriamente assai più sensibili a queste sostanze.
Sono ormai passati oltre 50 anni da quando una scienziata statunitense, Rachel Carson, scrisse un libro importantissimo e a quell’epoca rivoluzionario. Si intitolava ‘Primavera silenziosa’ e parlava del fatto che gli uccelli stessero scomparendo dai campi americani, i primi in cui furono utilizzate in maniera massiccia le sostanze chimiche (una buona parte delle quali era frutto dalla ricerca bellica).
Da allora molte cose sono cambiate: leggi e norme hanno proibito alcuni pesticidi, come l’atrazina, i controlli sui cibi che arrivano dai campi alla nostra tavola sono più stringenti e in molti casi i residui presenti su ciò che mangiamo sono diminuiti, ma..
… i pesticidi hanno conquistato il mondo, assieme all’agricoltura industriale, e stanno trasformando le campagne dell’Asia, dell’Africa, dell’America Latina in un grande contenitore di sostanze chimiche.
Oggi il quantitativo globale dei pesticidi accumulati nel suolo, nell’acqua, nel nostro corpo e addirittura nell’atmosfera è incredibilmente più alto, perché si stratta, in buona parte, di sostanze che non si degradano, ma si accumulano negli organismi viventi e nell’ambiente.
Se i residui nei cibi che arrivano sulle nostre tavole sembrano almeno teoricamente sotto controllo, è invece totalmente fuori controllo – perché nessuno studio viene compiuto in questo ambito – il risultato sulla nostra salute dell’assunzione di tanti principi chimici differenti con la dieta quotidiana. Si tratta di un vero e proprio cocktail di sostanze chimiche sui cui effetti si sa ancora troppo poco per poterli considerare sicuri.

Cosa è l’agricoltura biologica

È un metodo di produzione agricola che si basa sul rispetto dei cicli naturali minimizzando l’impatto sull’ambiente delle attività dell’uomo secondo questi principi:

  • Mantenere la fertilità della terra con l’apporto costante di sostanza organica
  • Coltivare utilizzando solo sostanze di origine naturale e con il divieto di utilizzo di prodotti di sintesi chimica (pesticidi, diserbanti, concimi chimici)
  • Praticare la rotazione delle colture per evitare l’eccessivo sfruttamento del suolo
  • Mantenere la biodiversità utilizzando specie vegetali per la coltivazione e razze animali per l’allevamento più adatte alla diversità degli ecosistemi locali
  • Allevare il bestiame all’aria aperta, alimentato con foraggi biologici e senza l’uso di antibiotici in via preventiva o come promotori della crescita
  • Escludere per le produzioni biologiche l’utilizzo di organismi geneticamente modificati (OGM)

A definire tutto questo insieme di norme sono i  regolamenti europei (CE 834/2007 e CE n.889/2008) che entrano nel merito dei dettagli: se non si rispettano questi principi non si ha diritto alla definizione e alla certificazione bio. Coltivare con il metodo biologico significa quindi produrre nel rispetto dell’ambiente, preservando le risorse naturali, suolo, acqua, aria e seguendo la stagionalità per produrre cibo sano per i cittadini.

Perché mangiare bio 

Perché è buono e fa bene. Un rapporto scientifico commissionato l’anno scorso dal Parlamento europeo ha evidenziato che il consumo di cibo biologico porta alla riduzione del rischio di malattie allergiche e di obesità e alla diminuzione degli effetti negativi sullo sviluppo cognitivo e neurologico dei bambini causati dagli attuali livelli di esposizione a insetticidi, durante la gravidanza e l’infanzia.
Le colture biologiche, rispetto a quelle convenzionali, hanno concentrazioni più elevate di sostanze antiossidanti, come i polifenoli, i flavanoni, i flavoni e le antocianine, più sali minerali e più vitamine e quantitativi inferiori di metalli pesanti – ad esempio il cadmio – , come ci dice la ricerca scientifica l latte e la carne biologici sono più ricchi di acidi grassi omega3 e – sempre nei prodotti animali – l’assenza di antibiotici usati in via preventiva negli allevamenti bio riduce al minimo il grave problema dell’antibiotico-resistenza, con benefici per la salute pubblica potenzialmente considerevoli.
La carica del biologico

Il biologico, è solo una moda?Il Biologico, è solo una moda?
È ‘di moda’ preoccuparsi della propria salute, sapere come sono prodotti i cibi che arrivano sulla nostra tavola, voler evitare i danni causati all’ambiente dall’agricoltura chimica? Se fosse una moda sarebbe una buona moda, ma acquistare prodotti biologici è, in realtà, una scelta di consapevolezza, una scelta di buon senso per se stessi e per l’ambiente.

Mentre i consumi alimentari legati all’agricoltura convenzionale diminuiscono, la domanda di prodotti biologici sale fortemente sempre di più.

Nel 2016 gli ettari coltivati con il metodo biologico hanno raggiunto quota 1.795.650, rispetto agli 1,5 milioni del 2015, raggiungendo un peso di circa il 14%. Se nel 2015 il biologico copriva un’area agricola grande quanto quelle di Toscana, Marche e Umbria messe assieme (il 12% dell’intera agricoltura italiana), nel 2016 ha abbandonato l’uso di pesticidi chimici di sintesi una superficie agricola pari a quelle di Liguria e Molise. E cresce anche il numero degli operatori bio che si attestano a 72.154 unità.
Da gennaio ad aprile 2017 le vendite complessive di food (alimentari + bevande + pet) sono aumentate nel canale del 3,7% il valore delle vendite di prodotti biologici è invece aumentato del 19,7%, con un importo di 1,33 miliardi nei dodici mesi terminanti il 31 marzo 2017. Tra i primi 15 prodotti per vendite in valore, è biologico il 52,8% di tutta la pasta integrale e speciale venduta in Italia, il 32,7% delle bevande vegetali sostitutive del latte, il 30,1% di confetture/marmellate, il 19% di legumi e cereali, il 14,5% delle uova, l’8,3% delle farine. Il 75% degli acquisti si deve a 5 milioni di famiglie (su un totale di 20,5 milioni di acquirenti, l’83% delle famiglie italiane) che sono consumatrici abituali (tutte le settimane).

L’Italia è il nono Paese al mondo per incidenza dell’agricoltura biologica rispetto a quella complessiva e il sesto per tasso d’incremento delle superfici biologiche.

Ma chi sono questi agricoltori biologici?

Persone che hanno fatto una scelta di vita responsabile per sé e per il pianeta, Sono spesso giovani, il 22% dei responsabili aziendali ha tra i 20 e i 39 anni; più del doppio della media nazionale. In totale circa 60 mila aziende , il 12% dell’intera superficie agricola italiana, hanno scelto nel nostro Paese la strada dell’agricoltura biologica . Si tratta delle esperienze più varie: dai pochi, talvolta pochissimi ettari dell’agricoltura familiare alle grandi estensioni che riforniscono i mercati nazionali ed esteri. Ma la media nasconde le diversità e ci dice una cosa importante, che – generalmente – le aziende bio italiane si estendono su quasi 30 ettari, più del triplo della superficie media italiane. Non quindi solo esperienze di piccole aziende familiari ‘piccole e belle’, ma anche un produttivo cuore pulsante.
Queste decine di migliaia di aziende biologiche, oltre a garantire produzioni di elevata qualità, forniscono alla collettività una serie di beni pubblici: tutela della biodiversità, salvaguardia delle risorse naturali, benessere degli animali e sviluppo sostenibile delle aree rurali.

Per fare il bio, servono i controlli

Di fatto solo alle aziende bio è imposto di certificare a proprie spese che i processi produttivi seguiti rispettino la normativa in materia.
Per i prodotti da agricoltura biologica, la verifica del rispetto del metodo di produzione biologico è affidata in prima istanza agli organismi di controllo privati e in secondo luogo al sistema di vigilanza delle autorità pubbliche. Il prodotto bio è, in sostanza, sottoposto a un doppio controllo: quello annuale degli organismi di controllo e certificazione e quello delle autorità pubbliche. Tale sistema di controllo, oltre a garantire il consumatore, serve a garantire il produttore dal verificarsi di fenomeni di concorrenza sleale o che possano creare ostacoli alla produzione e commercializzazione di prodotti biologici.

È cibo per ricchi?

Il bio costa mediamente di più rispetto agli alimenti prodotti dall’agricoltura industriale. Se consideriamo i soli costi vivi di un’azienda biologica, a partire dalla certificazione obbligatoria, è chiaro che allevare un pollo bio richiede più tempo e quindi non potrà mai costare come un pollo di allevamento industriale. I fertilizzanti naturali hanno un costo maggiore rispetto a quelli di sintesi e per tenere sotto controllo le piante infestanti si impiegano mezzi meccanici e fisici, molto più onerosi rispetto all’impiego dei diserbati chimici. Con il risultato che nei campi biologici lavorano più persone.
Quindi sì, il bio costa di più rispetto al resto degli alimenti. Ma solo perché tra i costi dell’agricoltura convenzionale non vengono contabilizzati i danni alla salute umana e all’ambiente prodotti dall’utilizzo di prodotti chimici, costi che ricadono sull’intera collettività. E numerose ricerche (anche noi le riportiamo ampiamente nelle news di questo sito), dimostrano che il contenuto in sostanze nutrienti è più elevato che nel cibo trattato chimicamente.