Neonicotinoidi: a quando il bando totale?

Nonostante l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) si sia pronunciata, per la seconda volta, sulla reale minaccia che possono rappresentare tre insetticidi nell’ostacolare la riproduzione delle api, non tutti i paesi europei sono d’accordo sulla messa al bando di Clothianidin, Imidacloprid e Thiamethoxam. Pesa sulla decisione la contrarietà delle associazioni degli agricoltori e cooperative agroalimentari europee

di Jandira Moreno

Il 22  marzo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) si è pronunciata, per la seconda volta in un mese, sulla reale minaccia che possono rappresentare tre insetticidi della classe dei neonicotinoidi nell’interferire con le abilità di orientamento e di apprendimento delle api e nell’ostacolarne la riproduzione. Ma ancora una volta la Commissione europea non si sbilancia.

A mettere pressione ai paesi Eu per la messa al bando dei tre insetticidi è arrivata anche una lettera aperta di un pool di autorevoli scienziati che conferma gravi danni che queste sostanze stanno creando all’ecosistema. La denuncia è arrivata dopo una recente analisi fatta nelle riserve naturali in Germania dove si è riscontrato un calo del 76% nella biomassa degli insetti volanti nei 27 anni precedenti al 2016, periodo che coincide quasi perfettamente con l’inizio dell’uso dei neonicotinoidi in agricoltura.

All’inizio del mese un parere preventivo circa la pericolosità di questi tre pesticidi sia per le api mellifere che per quelle selvatiche era già arrivato ma Copa-Cogeca (le associazioni degli agricoltori e cooperative agroalimentari europee) non l’ha ben digerito la e ha richiesto una ulteriore verifica del “verdetto” arrivato dopo una revisione di 1.200 studi sul tema e le valutazioni dettagliate di 588 esperimenti scientifici, un lavoro cominciato nel 2015.

Già nel 2013 –quando l’Efsa impose una restrizione nell’uso di neonicotinoidi- Pekka Pesonen, segretario generale di Copa-Cogeca, aveva auspicato che le restrizioni sull’uso di neonicotinoidi imposte dall’Efsa fossero riviste perché uno studio dell’Humboldt forum for food rivelava i benefici di queste sostanze per la resa produttiva e i vantaggi economici per gli agricoltori, senza però prendere in considerazione gli enormi svantaggi per l’ambiente e per la salute degli impollinatori.

Clothianidin, Imidacloprid Thiamethoxam –questi i tre colpevoli già soggetti a restrizione sul suolo europeo sulle coltivazioni da fiore come granturco, colza e girasole- sono ora sotto gli occhi vigili dell’Efsa perché presenterebbero un pericolo reale anche per gli impollinatori che si posano su piante diverse da quelle irrorate dai tre pesticidi. Un problema, quindi, che non scaturisce solo dalle piante trattate ma anche da quelle nelle vicinanze dei campi agricoli che vengono a contatto con le sostanze inquinanti portate dal vento e dall’acqua.

L’Efsa afferma che questa potrebbe essere una nuova via di contaminazione non presa in considerazione precedentemente, anche se ammette che le informazioni, in questa fase, non sono ancora esaustive. Il nuovo orientamento è maturato anche in base agli studi commissionati dalle stesse aziende che producono questi insetticidi.

Copa-Cogeca ancora una volta parla di “basso rischio” e teme la possibilità di una revisione del bando che da parziale potrebbe diventare totale: un’opzione che la Commissione europea sta valutando dallo scorso dicembre, ma che trova l’opposizione di alcuni Paesi.


 

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