Pesticidi, ok UE a criteri sostanze nocive per il sistema ormonale

Gli Stati membri UE hanno approvato i nuovi criteri per l’identificazione degli interferenti endocrini nei pesticidi. Queste sostanze sono agenti chimici con proprietà di interferire con il normale funzionamento dell’apparato ormonale, correlati all’insorgenza di obesità, diabete, infertilità, tumori

di Gga


Gli Stati membri UE hanno approvato una nuova decisione sui criteri per l’identificazione degli interferenti endocrini nei pesticidi. La decisione precedente era stata bloccata il 4 ottobre dal Parlamento europeo perché non abbastanza restrittiva (vedi articolo).

Gli interferenti endocrini sono agenti chimici con proprietà di interferire con il normale funzionamento dell’apparato ormonale, correlati all’insorgenza di obesità, diabete, infertilità, tumori. Sono contenuti non solo nei prodotti per la protezione delle colture, ma anche in imballaggi, detersivi, materiali vari, giocattoli. Per l’Istituto Superiore di Sanità “interferente endocrino” è “una sostanza esogena, o una miscela, che altera la funzionalità del sistema endocrino, causando effetti avversi sulla salute di un organismo, oppure della sua progenie o di una (sotto)popolazione”.

Per interferente endocrino si intendono tutte le sostanze di diversa natura (metalli pesanti, diossine, PCB, pesticidi, ritardanti di fiamma, bisfenolo A) che interferiscono con sintesi, secrezione, trasporto, azione, metabolismo o eliminazione degli ormoni. Vastissima è la gamma di effetti negativi per la salute che ne conseguono: difetti alla nascita, deficit riproduttivi, di sviluppo, alterazioni metaboliche, immunitarie, disturbi neuro-comportamentali e tumori ormono-dipendenti.

Tra le sostanze che si accumulano per decenni nei tessuti materni e possono interferire sullo sviluppo e il funzionamento di organi e apparati del nascituro, troviamo il bisfenolo A, lungamente utilizzato come plastificante persino nei biberon, pesticidi, metalli pesanti liberati nei processi di combustione.

La presenza nelle catene alimentari e in tutta la biosfera di migliaia di molecole dotate di attività endocrino-mimetica o comunque in grado di interferire a vario livello sul metabolismo umano è responsabile di innumerevoli problemi di salute che colpiscono la nostra ed altre specie (malformazioni genitali, disturbi della sfera riproduttiva, problemi della sfera endocrina, malattie del neurosviluppo, obesità e diabete II, soprattutto in bambini e adolescenti). Peraltro è evidente che tali possibili effetti combinati e sinergici rendono estremamente difficile la valutazione degli effetti tossici complessivi.

Adesso un pesticida, per essere definito “perturbatore endocrino” deve produrre un effetto negativo tale da alterare le funzioni del sistema ormonale.

Attualmente sono circa 1000 le sostanze che hanno questo tipo di azione, ma secondo la Società Europea di Endocrinologia sono ben 85.000 quelle in uso potenzialmente tali. Caratteristica comune è l’assenza di soglie di sicurezza per cui paradossalmente dosi minimali possono essere più pericolose delle dosi elevate proprio perché questi agenti mimano l’azione degli ormoni fisiologici che esplicano i loro effetti a dosi bassissime.

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