PAN Europe: così è stata falsata la valutazione del glifosato

Accordi e copia-incolla al posto di una valutazione indipendente. Global 2000, PAN Europe, PAN Germany, PAN Italia e Generations Futures hanno annunciato una azione penale contro l’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR) e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) sostenendo che entrambi gli organismi non hanno fatto alcuna valutazione indipendente, obiettiva e trasparente dei rischi per la salute del glifosato

di Goffredo Galeazzi


L’approvazione del glifosato da parte delle autorità dell’UE si baserebbe sulle valutazioni di Monsanto e dell’industria agrochimica. Gran parte del rapporto, decisivo per rinnovare per cinque anni l’autorizzazione a utilizzare il glifosato in Europa, è un plagio documentato dai Monsanto Paper, le carte esibite davanti a un tribunale degli Stati Uniti che illustrano l’attività di lobby della multinazionale dell’agrochimica. La denuncia è stata presentata lunedì mattina in una conferenza stampa da una coalizione di organizzazioni ambientaliste di Austria, Germania, Italia, Francia e Lisbona (Global 2000, PAN Europe, PAN Germany, PAN Italia e Generations Futures) che ha annunciato una azione penale contro l’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR) e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa). Le organizzazioni ambientaliste sostengono che sia BfR che l’Efsa non avrebbero fatto alcuna analisi indipendente, obiettiva e trasparente dei rischi per la salute del glifosato, come prescrive il regolamento sui pesticidi UE del 2009 e non hanno tenuto in alcun conto degli esami indipendenti. Il chimico ambientale Helmut Burtscher di Global 2000 ha auspicato che, attraverso la causa transnazionale, si giunga a ottenere un controllo indipendente e oggettivo sul glifosato  da parte di uno o più tribunali. In Italia, la causa intentata da Global 2000 e PAN Italia è depositata presso la Procura della Repubblica di Parma.

I pesticidi con proprietà cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione non possono essere autorizzate dal regolamento CE sui pesticidi, accusano le organizzazioni ambientaliste, denunciando che il BfR non ha esaminato gli studi pubblicati che tengono conto di queste proprietà del glifosato.

Le parti di testo selezionate delle organizzazioni ambientaliste mostrano che circa il 94% del testo totale, decisivo per l’approvazione, presentano termini identici nella domanda di autorizzazione del glifosato da parte dell’industria agrochimica. La fonte del testo sarebbe stata volutamente oscurata, secondo un rapporto del giornalista di Salisburgo e docente presso l’Università di Vienna Stefan Weber. Non meno importante è che l’Istituto tedesco per la valutazione dei rischi, che ha operato per conto della Commissione europea, abbia preso per buona la valutazione del  glifosato presentato dall’industria agrochimica. Senza tener conto che la maggior parte degli studi indipendenti ha concluso che il glifosato può danneggiare il DNA, causare il cancro o altre anomalie. L’industria agrochimica ha valutato questi studi come “non affidabili” o “non rilevanti”. Valutazioni, che il BfR avrebbe fatto sue rimuovendo e mascherandone la paternità e presentandole sotto il titolo di “commenti aggiuntivi”.

Solo il 2% dei 46 studi dell’industria agrochimica conclude che l’erbicida contro le infestanti è genotossico. Al contrario, 53 studi indipendenti pubblicati su un totale di 70 dimostrano il contrario.

La prova che l’Efsa e il BfR non intendevano effettuare una valutazione indipendente e obiettiva del rischio di cancro si trova nei documenti giudiziari statunitensi pubblicati di recente, i “Monsanto Paper”. Documenti alla mano, presentati in conferenza stampa, il chimico ambientale di Global 2000 Helmut Burtscher  ha evidenziato come vi sia stata una collusione tra Efsa e Epa (l’Agenzia Usa di protezione dell’ambiente) ben prima della valutazione finale dello Iarc (l’Istituto per la ricerca sul cancro), che ha valutato il glifosato “probabilmente cancerogeno”. Un’azione congiunta, una collusione di interessi, di Efsa e Epa che avrebbe impedito una valutazione indipendente e obiettiva.

Secondo l’avvocato viennese Josef Unterweger “se il plagio serve a produrre false prove, allora non è solo una questione di copyright. Se una Commissione fa una segnalazione errata ne è responsabile”. Si tratta quindi di “una responsabilità dello Stato. Se un pesticida è in circolazione grazie a un rapporto falso dell’Autorità, allora il danno che si è verificato è responsabilità dell’Autorità che ha prodotto il rapporto falso”.

Le organizzazioni fanno ora affidamento sul fatto che diversi o almeno uno dei tribunali in cui le accuse penali saranno depositate in una revisione obiettiva giungono alla stessa conclusione. “Penso che ci sia stata una violazione così evidente da parte delle autorità dell’UE dell’indipendenza obbligatoria e di test obiettivi e scientificamente fondati che speriamo che il rinnovo dell’autorizzazione del glifosato sia presto eliminata”, ha concluso Burtscher.

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