L’inquinamento responsabile di oltre 9 milioni di morti premature

L’inquinamento atmosferico, chimico e del suolo sono tutti in aumento. Meno della metà dei pesticidi sono stati sottoposti a test rigorosi in merito a sicurezza e atossicità. E questa valutazione è probabilmente sottostimata, perché molti inquinanti chimici emergenti restano ancora da identificare. Il Rapporto di The Lancet


Quindici volte più di guerre e conflitti, oltre il triplo rispetto a Aids, tubercolosi e malaria messe insieme: sono 9 milioni le morti premature a livello globale dovute all’inquinamento, il 16% di tutti i decessi nel mondo. Il 92% delle morti legate all’inquinamento è circoscritto ai Paesi a reddito medio-basso (Bangladesh, Somalia, Ciad, Niger, India, Nepal, Sud Sudan, Eritrea, Madagascar e Pakistan i più colpiti), e ovunque l’aria, l’acqua e il suolo inquinati opprimono minoranze ed emarginati. A fare un elenco dettagliato delle cause evitabile di mortalità è la rivista medico-scientifica The Lancet, la cui Commissione sull’inquinamento e la salute ha appena pubblicato il suo ultimo rapporto. Il lavoro è frutto di due anni di indagine svolte da organizzazioni internazionali, ong e 40 ricercatori che nel rapporto sottolineano come l’inquinamento minacci la stessa “sopravvivenza delle società umane”.

Mentre l’inquinamento domestico dell’aria e dell’acqua o le forme di inquinamento associate a povertà e stili di vita tradizionale stanno lentamente diminuendo, l’inquinamento atmosferico, l’inquinamento chimico e l’inquinamento del suolo sono tutti in aumento. Il più grande problema è ancora rappresentato dall’inquinamento atmosferico, individuato come causa di 6,5 milioni di morti all’anno nel mondo, seguito dall’inquinamento idrico e del suolo (1,8 milioni di decessi) e da quello legato al posto di lavoro (da tossine e sostanze chimiche) 0,8 milioni di morti annui (specie per tumori).

Anche l’inquinamento chimico rappresenta un dramma in crescendo: come ricorda Lancet, oltre 140mila nuovi prodotti chimici e pesticidi sono stati sintetizzati dall’uomo a partire dal 1950, e di questi 5 mila che sono stati prodotti in gran volume sono anche stati ampiamente dispersi nell’ambiente rendendosi responsabili di un’esposizione umana “quasi universale”. Né si sa bene quali siano i loro effetti: meno della metà di questi prodotti chimici sono stati sottoposti a test rigorosi in merito a sicurezza e atossicità, divenuti obbligatori solo negli ultimi 10 e anni e solo in pochi Paesi ad alto reddito. E questa valutazione è “probabilmente sottostimata”, dato che “molti inquinanti chimici emergenti restano ancora da identificare”. La conseguenza è che le sostanze chimiche sono responsabili di ripetuti episodi di malattia, morte e degradazione ambientale.

“La buona notizia – osserva Lancet – è che gran parte dell’inquinamento può essere eliminata, e che la prevenzione dell’inquinamento può essere molto conveniente”. Per esempio, negli Stati Uniti le concentrazioni di sei comuni inquinanti atmosferici sono diminuite di circa il 70% dall’approvazione del Clean air act nel 1970 e, da allora il Pil Usa è aumentato di quasi il 250%.

Nonostante il suo notevole impatto sulla salute, l’economia e l’ambiente, l’inquinamento è stato trascurato nelle politiche sanitarie internazionali , lamenta Philip Landrigan, co-capo della commissione del Lancet e professore presso la Scuola di Medicina Icahn sul Monte Sinai, New York. Il nostro obiettivo è aumentare la consapevolezza globale dell’importanza dell’inquinamento e mobilitare la volontà politica di combatterlo”.

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